Contursi Terme. Portale della cittadina termale nella Valle del Sele


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Cronista Conzana

STORIA > Cenni Storici

La Cronista Conzana" riferimenti su Contursi trascritti da don Antonio Cipollaro - sacerdote.-
CRONISTA CONZANALibro IIIDivisa in XXI capi
Qui si narra delle Terre di Pescopagano, Calitri, Caierano, S. Maria in Elice, Andretta, Teora, Caposele, Calabritto, Senerchia, Quaglietta, Oliveto, Conturso, Palo, S. Nicandro, Bocino, Auletta, Salvitelle, Vietri, S. Gregorio Magno, Cogliano, Valva, Laviano e Castelnuovo.
DEDICATA
All’ill.mo e Rev.mo Signore D. Gaetano CARACCIOLO – Arcivescovo di Conza – Dall’autoreDon Donat’Antonio CASTELLANI di Bagnolo suo Vicario Generale che fu anche in tempo dell’Arcivescovo Caravita, e dopo la sua morte sede vacante Vicario Capitolare.
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( Custodito nell’archivio del Seminario di S. Angelo dei Lombardi,trascritto nel mese di settembre del 1971dal sacerdote don Antonio Cipollaro)
NOTIZIE SU CONTURSI
( Attinte dalla Cronista Con zana, che si trova presso la Curia di S. Angelo dei Lombardi).
CAPITOLO XIDISCORSO I
Della terra di Contursi, sua antichità, degli uomini illustri di detta terra, stato delle anime ed origine della medesima, sito e confini, patroni che l’hanno dominata e dominano.
La terra di Contursi sta sita anco nella provincia di principato Citra o di Salerno. È abbondantissima d’esquisitissimi ogni, bellissimi frutti e sopra più per avere il fiume Sele, che produce gran quantità di trotte. Ed il detto ha origine dalla terra di Caposele, come avemo detto, in detta terra ed è un’aria bellissima che riguarda il mare. Poco distante dalla detta terra e perciò unendosi al fiume Negro entra con grande empito nel mare. Ed in detto fiume si ritrovano anche pesci marittimi; e per detto fiume vi è la comodità natando nelle acque trasportare tavole e altri legni dalla terra di Senerchia ed altri luoghi con vicini. È questa terra sita e posta nelle pertinenze dell’antichissima Lucania. Ebb’origine dal Conte Orso che l’edificò ed era anco questo di Conza, come di quello abbiamo fatto menzione nel primo tomo cap. 21 discorso primo foglio 23. E tale edificazione fu formata dalle reliquie remaste dell’antichissima SAGINARIA, già distrutta, che stava nelle pertinenze dei Lucani, pure confinante col fiume Sele e col fiume Negro. Del che ne fa menzione nel privilegio spedito in persona del Principe di Bisignano, che fu principe di questa terra, nel quale si legge : “Concedimus terram Contursii cum civitate diruta in eius tenimento”.Vogliono che questa terra fusse stata distrutta dai Goti e li cittadini adorno ad edificare la città di Paglietta e i suoi casali nella pianura che oggi se ne vedon le reliquie, ma questa anco distrutta per le guerre civili nell’anni del mondo 2503; adorno ad edificare parte di essi questa terra di Contursi e pure n’andorno ad edificare a Campagna, che vuol dire Cupagna, pur essendo circondata da monti su delli quali vi è un famosissimo castello antico formato per cagione di dette guerre civili, conforme porta il Padre Fra Giovanni Battista de Palo nel suo libro intitolato LA DESCRIZIONE DI PALO (tomo I°, cap. 15, fol. 77-78). E di questo Conte Orso ne fa anco menzione il Ciarlante nel libro 3° cap. ed anche nel COMPENNIO DEL REGNO composto da ENRICO BACCO ALEMANNO ed ampliato e corretto da Cesare d’Encennio nel fol. 66 di questa terra di Contursi così discorre: “Benché sia piccola terra nondimeno il circuito delle sue mura delle quali è circondata, ne danno chiaro segno che ella per l’addietro sia stata molto maggiore. Siede nel capo della Lucania presso il Sele e Negro fiumi e tiensi pubblicamente essere stata edificata dalle reliquie della vicina città distrutta della quale sin oggi apparon i vestigi nel luogo che si chiama SAGINARIA, di che fa menzione nel privilegio spedito in persona del principe di Bisognano, principe di questa terra, nel quale si legge: “Concedimus terram Contursii cum civitate diruta in eius tenimento”. Si chiama Contursi dal nom’Orso, Conte di Conza, che nell’anno 840 andò in aiuto di Sichenolfo principe di Salerno che guerreggiava contro Radelchi duca di Benevento. E da allora in poi fu detta Metropoli e capo dei popoli Ursentini, il che viene affermato da Giovanni Antonio Pepe detto il Piperone, famoso dottore di legge e giudice della vicaria nel libro DE OMNI VERO OFFICIO, di questo modo:” Liqui Contursum patriam meam non minus Bellovisio celebrem ut olim dicebant Ursentinorum Metropolim, liqui Piperones meos et Pepiam quam alii vocant Prosapiam divitiis et nobilitate celeberriman quae nostra aetate decem alios eiusdem agnationis iure consultos et ex his plerosque summis regni magistratibus functos”.Accrebbe grandissima fama a questo territorio Sartorio Pepi figliuolo del detto Giovanni Antonio, che fu ornato di belle lettere come dice il MAZZELLA, il quale fa anco menzione di Giancola e Giacomo Pepi, il predetto primo fu regio consigliero e l’altro Vescovo di Muro. Inoltre leggesi nel privilegio del principe di Bisognano nell’anno 1478 che la famiglia Pepi ebbe un altro principal dottore di questo modo: “Servitia nobis praestita per spectabilem iuris peritum quondam iudicem Antonium Pepe de Contursio nostri status auditorem”. Della stessa famiglia fu anco Bartolomeo Pepe, padre di Marcantonio Pepe barone di Contursi, sua patria, e della baronia di Fasanella di cui nacquero due figliuole una fu data per moglie al duca Belisario Acquaviva duca di Nardò e l’altra a Claudio Capace del seggio del Nido. Produsse anco questa famiglia Mario Pepe giudice criminale della vicaria, che poi da Filippo II fu creato avvocato fiscale della vicaria, ma egli, chiamato dal Signore, monacassi nel monastero S. Luigi di Napoli, ove poi felicemente ripossosi nel Signore.Della istessa famiglia fu Ortensio avvocato fiscale di Bona Sforza reina di Polonia nel ducato di Bari e Principato di Rossano. Questi fu padre di Lucio celebre avvocato in Napoli, i cui figli, seguendo l’orme dei suoi antecessori, oggi mantengono il decoro dell’antica famiglia nella presente terra e per tal causa gli anni passati fabbricarono processi nella Regia Cancelleria e ne ottennero sentenza, per delegazione del Conte di Mirandola Vicerè del Regno di Napoli, della nobiltà de loro famiglia. Questa terra per la sua fedeltà ottenne molti privilegi dal re Ladislao e da Giovanna, la sorella, di immunità e esenzioni dai pagamenti dai quali furono anco nobilitati i cittadini di essa, come si legge nei privilegi che dicono: “ Nobilitamus omnes cives dictae nostrae terrae Contursii” e quel che segue. Oggi si possiede questa terra da principi di Venosa ed Encennio.Fu onorata questa terra dall’imperatore Carlo V, il quale passò per Contursi e per l’Auletta ed in Contursi nobilitò quei cittadini dicendo:”Nobilitamus omnes cives contursinos” e perciò li cittadini di detta terra sin al presente si vanno manutendo essere nobili e tengono un certo libro rosso, ove sono tutte le loro ragioni e decreti fatto nel S. C. e regia Camera a pro dell’università e vi è in detto libro una cosa curiosa ed è che l’Arciprete di Contursi antichissimo avea non so che teneva col principe di detta terra ed il detto se ne andò a ritrovare Carlo V fino a Spagna e detto imperatore ordinò al principe di detta terra sotto rigorose pene che non molestasse il detto Arciprete. Ma perché detto principe di Contursi prese a male tal fatto, perciò ritornò un'altra volta il detto Arciprete a Spagna ed ottenne ordine dal detto imperatore diretto al detto principe di Contursi che in ogni mese mandasse fede di quella università della salute che godeva detto Arciprete e ciò a proprie spese del detto barone e sin ora in detto libro se ne conservano le lettere originali.Oltre quello che dice il Compendio del Regno circa li signori Pepe di questa terra io conosco il presente Pepe ed il Signor Geronimo Pepe suo cugino di chi al presente oggi vi è il figlio dottor Paolo Pepe e di detto Geronimo vi è il dottor Lucio Pepe commorantino in Napoli.In quest’anno 1691 in detta terra s’enumerano 1034 anime e per prima stava sottoposta al dominio dello stato del Signor Principe di Venosa, essendo stata detta terra per prima delli Signori Giesualdo e dopo delli Ludovisii e nella vendita fatta da Giovanni Battista Ludovisio odierno principe di Venosa, fu venduta questa terra assieme con quelle di Palo della nostra diocesi a Prospero Parisano di Tolentino, che venne in Napoli con occasione dei cambi e poi con la fortuna avuta in detti cambi divenne ricchissimo ma poi per la troppo alterigia e competenza da lui presa in voler fare apparaggio di Signori Napoletani è stato e sta in atto privo dell’ufficio di corriero maggiore e carcerato in castello nuovo per il male esercizio del detto ufficio. Ed il medesimo dal detto principe di Venosa si comprò anco la terra di Caggiano posta nella diocesi di Satriano, che è una delle migliori che avesse mai il stato di Venosa.Questa terra di Contursi confina con la terra dell’Oliveto da dove è distante circa 4 miglia, con quella di Palo distante circa un miglio, con quella di Cogliano circa 3 altre miglia, con la città di Campagna 6 miglia. Ed è terra di passaggio che il detto Parisano principe di quella l’aveva introdotta la posta e il procaccio.
DISCORSO II : Della Chiesa Maggiore della terra di Contursi sotto il titolo di S. Maria Maggiore degli Angeli, ed altre Chiese e monistero soppresso sotto il titolo di Carmine, numero di preti e altre giurisdizioni spirituali.
In questa terra di Contursi vi è moltitudine di chiese e la Chiesa maggiore è sotto il titolo di S. Maria dell’Angeli nella quale nel presente anno 1691 vi sono 13 preti, 2 diaconi, 23 clerici, il cursore ed l’oblato. Capo di questi è il reverendo Arciprete il Parroco e vi è anco il Primicerio che la sua giurisdizione s’estende circa il canto del coro. L’entrade dell’Arcipretura sono tomola 18 di grano che ha delle decime prediali e per la quarta della vigesima ed oglio uno mezzo quarantino.E vi è ancora aggregato all’Arcipretura il Monastero del Carmine, che era anticamente di detta religione, ed oggidì soppresso dalla f. m. di Innocenzo X e da Mons. Campana precedente decreto della S. Congregazione furono aggregate l’entrade di detto convento all’Arcipretura predetta sin alla summa di 30 scuti annui, ma oggidì ne percepì circa scudi 20. Percepe ancora l’emolumenti che provengono dalla stola come sono fedi di matrimonio, processi d’ordinandi, scomuniche, fedi di libri parrocchiali ed altro iuxta la tassa Caracciola.Soggiace i 1 detto arciprete alli pesi di carlini 18 per l’Encennio, carlini 4 per la chirica, conforme pagano tutti li altri preti e li diaconi e suddiaconi per la metà ed esigono li docati 100 a morte dell’Arciprete, conforme abbiamo detto nel primo tomo. Oltre il detto Arciprete vi sono 9 altri preti partecipanti che oggidì vivono assai comodamente e li partecipanti unitamente con il detto Arciprete tengono l’infrascritte entrade cioè la vigesima del grano ed orzo che si fa indetta terra dalli cittadini; la vigesima dell’oglio di tutte le olive di detta terra che è la vigesima dei grani importati da tomola 100 a 150 in circa e 100 e più quarantini d’oglio, da docato 40 in denari per l’annui censi col peso di messe. Pagano al Seminario da docati 15, per il spoglio docati 6 e tarì, docato 8 al sacrestano, docati 10 al procuratore della chiesa per il fastidio dell’esazione.Se nota come in questa terra li cittadini non pagano ius mortuorum pagano bensì li forestieri ed il tutto perché pagano la detta vigesima della quale la mensa arcivescovile ne riceve la quarta come si dirà appresso.Vi sono in questa terra l’infrascritti benefici ecclesiastici: il primo sotto il titolo di S. Giovanni Battista della famiglia de Consulibus con incerta rendita; l’altro sotto il titolo di S. Antonio di Padua della famiglia delli Pepe di rendita di docati 8 col peso di una messa la settimana;l’altro sotto il titolo di S. Maria ad Nives dell’istessa famiglia con rendita di carlini 20 annui col peso di 2 messe il mese; l’altro della Natività della famiglia de Simone rende annui docati 6 con peso di messe;l’altro sotto il titolo di S. Pietro della famiglia de Rosa d’annui carlini 20 col peso di 30 messe;l’altro sotto il titolo di S. Michele Arcangelo della famiglia de Briscione di rendita d’annui carlini 30 senza peso;l’altro di S. Maria della Spelonca della famiglia di Pierchio di rendita d’annui docati 5 col peso di Messe conforme la quantità dei frutti;l’altro di S. Maria delli Martiri della famiglia delli Pepe con rendita di carlini 12 con peso di una messa nel mese;l’altro di S. Bernardino della famiglia de Ricca di rendita di docati 8 col peso di una messa la settimana;l’altro del crocifisso, di S. Giorgio, di S. Margherita, di S. Giovanni della famiglia delli Pepe con rendita di docati 5 con peso di messe conforme la quantità dei frutti;l’altro sotto il titolo di S. Francesco d’Assisi della famiglia de Consulibus di rendita di docati 6 senza peso;l’altro di S. Lorenzo, di S. Antonio de Padova di rendita di docati 8 col peso di due messe la settimana ed è della famiglia de Pascha e Morcaldo;l’altro di S. Catarina della famiglia delli Rossi e Paradiso di rendita di carlini 20 annui senza peso;l’altro della Nunziata della famiglia de Forlenzio di rendita di quarantini 3 d’oglio col peso di messe per la quantità delli frutti;l’altro sotto il titolo di S. Maria dell’Incoronata della famiglia de Sannella il quale ha un certo capitale di docati 50;l’altro sotto il titolo di S. Maria della Visitazione della famiglia con incerta rendita.Ed ultimamente vi sono l’infrascritti benefici posti nella visita dell’Arcivescovo Pescara, la quale oggi non si sa nemmeno li renditi. Sono 13 di S. Maria di Costantinopoli della famiglia de Paradiso;l’altro di S. Maria del Carmine della famiglia dei Sciribello;l’altro di S. Spirito della famiglia de Paradiso;l’altro di S. Giacomo della famiglia de Arnone;l’altro di S. Agata della famiglia anco de Paradiso;l’altro di S. Barnaba della famiglia de Angelis oggi di Magliano.Vi è di più il monasterio soppresso conforme abbiamo detto di sopra del Carmine, è unito all’Arcipretura in virtù di decreto della S. Congregazione con entrade circa docato 30 e peso di mantenimento della Chiesa.Vi è di più in detta terra e chiesa maggiore la Confraternita del SS.mo Sacramento posta nell’atrio di detta chiesa con rendita di docato 60 incirca con peso di docati 11 al reverendo clero per servizio di messe e processioni e docati 24 l’anno per maritare 4 povere ogni anno.Vi è di più la Confraternita del SS.mo Rosario di rendita di docati 12 incirca con peso di messe che si dicono dal clero ut in tabella.Vi è di più la Confraternita del SS.mo Nome di Gesù posta nella Chiesa di S. Giovanni Evangelista che si mantiene dalle elemosine che danno li confrati.Vi è di più i detta chiesa la cappella del Monte dei Morti che alcuni beni stabili dalli quali ne percepe alcuni frutti.Vi è di più la Chiesa di S. Maria delle Grazie ius patronatus dell’università, la quale tiene molte entrade e rendita essendo stata augumentata da detta università.Vi è un’altra chiesa sotto il titolo di S. Maria del Soccorso eretta per devozione dell’università che tiene alcune poche entrade che s’amministrano dall’Università.Vi sono in questa terra molte altre chiese le quali parte sono scadute, parte in essere e non se na fa più menzione stante non sono di considerazione.Vi è di più la chiesa di S. Sebastiano, similmente ius patronatus dell’università che tiene alcune entrade e si mantiene dall’università.Oggidì in detta terra vi è un bellissimo clero assai composto di virtù ed esemplarità, che per il passato non è stato così conforme è al presente il tutto per la buona direzione che dal Rev. D. Francesco Falciglia arciprete odierno ed ha avuto per il passato dal Rev. D. Giovanni d’Agostino similmente buon Arciprete, da me ben conosciuto e perciò riluce questo clero più degli altri della diocesi.
DISCORSO III: Delle Giurisdizioni, rendite et entrade che tiene la mensa arcivescovile nella terra di Contursi colli benefici menzali che sono in detta terra e loro rendite cioè S. Maria Maggiore, S. Catarina extra muros, S. Giovanni Evangelista, S. Nicola, S. Pietro, S. Sofia, S. Leone, S. Marina e SS. Annunziata.La mensa Arcivescovile di Conza tiene in questa di Contursi molti benefici antichi i quali trovansi registrati con la loro rendita nella platea fatta dal Card. Gesualdo nel 1528, nel foglio 64 e seguente e sono l’infrascritti:S. Maria Maggiore, che non so dove fusse situata, S. Caterina extra muros, S. Giovanni Evangelista, S. Nicola intra et extra muros, S. Pietro alla Scafa, S. Leone, S. Marina, SS. Annunciata e queste chiese anco descritte, ut in folio 166 ecc..-

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