Contursi Terme. Portale della cittadina termale nella Valle del Sele


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Le Chiese di Damiano PIPINO

STORIA

SANTA MARIA DEGLI ANGELI
Per quanto riguarda l'esistenza della Chiesa Madre di Contursi non vi sono documenti anteriori Tanno 1359, allorquando l'Arcivescovo di Conza, Bartolomeo de Valenza, con Bolla del 2 luglio, dava l'assenso alla famiglia de'Consilibus per lo jus - padronato sull'altare di San Giovanni Battista.A quel tempo la Chiesa, si vuole sorta da alcuni secoli, portava il titolo originario di Santa Maria.Il culto di Santa Maria, ossia la
""Theotokos Hodegetrid/ proclamata nel terzo concilio ecumenico di Efeso, città della Caria (Asia Minore), anno 431, che nella tradizione icnografica bizantina vuol dire: ""Madre di Dio, Colei che indica la vìd/ fu diffuso dai monaci Basiliani italo - greci, osservanti le regole claustrali dettate da S. Basilio Magno di Cappadocia. Questi religiosi giunsero in Italia a seguito dell'editto promulgato nel 726 dall'imperatore d'Oriente Leone III Isaurico, col quale aboliva il culto delle immagini.Con il loro arrivo nel nostro meridione, a partire dalle gravine della Puglia e del Materano, fu un fiorire di laure cenobitiche scavate nel tufo nelle quali i Basiliani trovavano il modo di conservare i loro riti e la vita anacoretica.I segni a noi più vicini di una presenza bizantina li troviamo nel vallone della Spelonca di Palomonte, dove persisteva un'antica sacralità testimoniata dai primitivi Cristiani mediante graffiti con temi cristologici.In quel posto i Basiliani, oltre a scavare nella roccia calcarea le loro laure monoposto, edificarono la Chiesa ed annesso convento che, ancora nel 1043, era retto dall'Abate Davide di genere graecorum ossia di origine greca.Dagli affreschi emersi nella stessa Chiesa, a seguito del recente restauro, si deduce che, oltre al culto di Santa Maria fu praticato quello in onore della Madonna della Scala, di Santa Sofia e di Santa Caterina d'Alessandria. Degli stessi culti abbiamo testimonianza a Contursi, perciò si ha motivo di credere che, insieme al culto di Santa Maria, siano stati portati dagli stessi Basiliani e nel periodo che potrebbe essere compreso fra il 726 e T843, quando l'iconoclastia cessò di impedire l'approvazione generale del concilio di Nicea (787), dove fu promulgato il decreto dogmatico col quale si dichiarava che le immagini del Signore, della Vergine e dei Santi dovevano essere esposte alla legittima venerazione dei fedeli.La comunità contursana fu molto devota a Santa Maria e gli altri Santi orientali tanto che, a seguito dell'allargamento della Chiesa Madre (1511), eressero nella stessa altari in onore di Santa Maria di Spelonca, di SantaSofìa di Costantinopoli e di Santa Caterina d'Alessandria. Allo stesso tempo la Chiesa fu intitolata a Santa Maria Maggiore.Nei primi decenni del XVII° secolo, a seguito di un ulteriore allargamento e della costruzione dell'abside e del campanile, la Chiesa s'intitolò a Santa Maria degli Angeli.Si ha notizia che, per l'occasione, l'illustre contursano avv. Vincenzo ARNONE commissionò al famoso pittore napoletano Luca Giordano un quadro raffigurante la Madonna circondata da Angeli con San Donato ai suoi piedi.Col terremoto del 23 novembre 1980 la Chiesa crollò, rimasero in piedi il campanile e buona parte delle mura perimetrali. Per il costante interessamento di Mons. don Salvatore S1ANI e Mons. don Salvatore SPINGI è stata ricostruita nello stesso stile barocco. Il 27 settembre 2003 è stata riconsacrata e riaperta al culto dall'Arcivescovo Primate di Salerno, Campagna ed Acerno, S. E. Mons. Gerardo PIERRO.
S.S. NOME DI GESU'
La Chiesa del SS. Nome di Gesù ha sempre avuto un ruolo di primo piano nella storia e nella tradizione di Contursi. La stessa è costruita su tre livelli in asse sfalsati, e ognuno di questi sembra appartenere ad epoca a sé stante per la diversità delle tecniche costruttive, quali quelle dell'attuale Chiesa, della cripta al piano inferiore e di un terzo vano ancora più giù non frequentato. Molto spettacolare è la cripta, dotata d'abside, altare ed una colonna centrale in pietra con capitello geometrico cubico che sostiene le costolature delle quattro volte a crociera; riceve luce da due finestre monofore ad arco tipo lanceolato. Le opere tutte, per il materiale impiegato e la forma architettonica, si richiamano alla cultura islamica che s'impose in Sicilia nel corso del IX secolo, da dove si estese sul litorale campano ed in molti centri minori dell'entroterra. La Chiesa, in principio, era detta di S. Giovanni alla Porta, per via dell'ubicazione presso la porta più bella e più antica del paese. Probabilmente fu fatta edificare dai "Giovannitr (Cavalieri di S. Giovanni di Rodi), nel corso della loro diaspora in tutta Europa. L'Ordine cavalleresco e cattolico di S. Giovanni fu costituito nell'XI secolo a Gerusalemme per l'assistenza ospedaliera a viaggiatori e pellegrini, durante l'attesa di ricevere il permesso per entrare in città. Alla caduta di Gerusalemme ( 1187), la sede dell'Ordine fu trasferita a Rodi, dove sviluppò la sua struttura definitiva ed acquistò potere politico e indipendenza. A suffragare tale ipotesi si trova che, nel censimento dei beni ecclesiastici del 1731, si riscontrano terreni appartenenti alla Chiesa di S. Giovanni di Rodi nelle località Cautadana, Cupone e Pezza dell'Abbate del territorio di Contursi. L'opera assistenziale dei Cavalieri di S. Giovanni fu portata avanti dall'Arciconfraternita del SS. Nome di Gesù, fondata da Fra Andrea di Vietri nel 1642, le cui Regole furono approvate da Ferdinando IV di Borbone con decreto del 30 settembre 1762 "...in forma regalis Camerae Santae Claraè/ Nel 1779 la Chiesa cambiò dedicazione da S. Giovanni alla Porta a SS. Nome di Gesù, generalmente detta del Bambino.
Chiesa della Madonna del Carmine
La Chiesa della Madonna del Carmine, come usualmente è chiamata, si originerebbe da un'antica cappella intitolata a San Donato Vescovo e San Rocco. Fu fatta edificare dai monaci "Carmelitani" (religiosi mendicanti dell'Ordine fondato dal conte Bertoldo da Limonges, Francia, verso il 1156 sul Monte Carmelo della Palestina), i quali giunsero in Contursi intorno alla fine del XV secolo. Il titolo originario fu quello di "Sacratiss Virginis Mariae de Monte Carmelo'" (Santissima Vergine Maria del Monte Carmelo), come ancora si legge sull'architrave della porta d'ingresso, realizzato nell'anno 1613. Una scrittura del 1615 rivendica alla famiglia Pepe la fondazione del convento annesso, previo assenso dell'Arcivescovo di Conza, Mons. Alfonso Gesualdo. Convento che fu soppresso nel 1652 e, nel frattempo, con i Padri Carmelitani numerosi contursani vestirono l'abito dell'Arciconfraternita. Nel libro rosso del Comune di Contursi, foglio 245, si legge che, nel sindacato di Nicola Passa (1617- 1618), si compravano da Rocco Giordano i tre orti avanti al Carmine. Nello stesso foglio si legge: "5/ comprò il Satiro di marmo con l'arma dell 'Università, posta sopra la porta di detto convento", in segno di diritto jus - padronato concesso dal Provinciale dei Carmelitani. Del Satiro, che sarebbe invece il Fauno, figura araldica dello stemma comunale, ora s'intravede solo la testa sull'apice del frontone triangolare soprastante il portale. All'interno della Chiesa si possono ammirare una pala d'altare lignea del pittore Jacopo de Antora, risalente al 1608, e un quadro raffigurante la Madonna del Carmelo. Il grande dipinto della cupola raffigura il "Giudizio universale", firmato Innocenzo Gentile e Carmine De Matina. Entrando in Chiesa a destra e a sinistra vi sono due tombe monumentali di pregevole fattura, datate rispettivamente 1699 e 1709, appartenenti ai signori di Contursi dell'epoca. I recenti restauri hanno portato alla luce gli affreschi sulla parte alta delle pareti perimetrali, che raffigurano le dodici Sibille (da destra a sinistra: Ecipha, Europea, Tiburtina, Frigia, Espontica, Cumana, Emeria, Eritrea, Cumea, Delfica, Libica, Persica). La presenza di queste immagini pagane si confà alle imprese artistiche del Rinascimento italiano, allorquando le raffiguravano assieme ai profeti dell'Antico Testamento nelle chiese (ad esempio: Cappella Sistina, appartamento Borgia in Vaticano, Cattedrale di Siena, Tempio Malatestiano di Rimini), allo scopo di armonizzare il pensiero cristiano con quello ebraico e pagano. Si voleva dimostrare che la storia del Cristianesimo era cominciata prima di Cristo, dal momento che sia i Profeti ebrei sia le Sibille pagane avevano annunciato la venuta del Salvatore
Santa Maria delle Grazie
Le origini della Chiesa intitolata a Santa Maria delle Grazie, usualmente detta Madonna delle Grazie, sono da ricercarsi nel movimento francescano, che fu espressione della società italiana del Duecento, stabilizzata nelle sue istituzioni civili ed ecclesiastiche, nelle quali si manifestavano nuove esigenze di spiritualità pauperistico - evengalica, nonché il bisogno di forme diverse d'esperienza religiosa. La diffusione del Francescanesimo avvenne molto rapidamente sulla base d'insediamenti, spesso a carattere provvisorio, che si ponevano come punti di riferimento d'uomini che si spostavano da un centro all'altro. Già nel 1233. ad appena sei anni dalla morte del Poverello d'Assisi, si costituiva la "Provincia Minoritica" di Terra di Lavoro, della quale Eboli fu sede di circoscrizione. Un po' ovunque sorsero conventi francescani con annesse Chiese intitolate a Santa Maria delle Grazie, lodata da S. Francesco con un amore indicibile per la sua intensità e ardore, al punto di costituirla Avvocata dell'Ordine e pose sotto le Sue ali i figli che Egli stava per lasciare, affinché vi trovassero calore e protezione sino alla fine. La prima testimonianza della devozione a S. Francesco da parte dei Contursani è data da un altare con il quadro del glorioso Santo, eretto nel 1429 nella Chiesa Madre a cura di Francesco de'Consilibus, che n'ebbe lo jus patronato per la sua famiglia. In seguito si costruì una Cappella fuori del centro abitato, secondo l'uso francescano per assicurare ai Frati la solitudine necessaria allo spirito di raccoglimento e assorbimento di Dio. Fu ampliata al tempo del contagio del 1656 ed ebbe proprietà terriere nelle località Chiajo e Grotte Maurice. Nell'anno Santo 1725 contribuì alla spesa occorsa per l'altare maggiore della Chiesa Madre. E' stata proclamata Santuario il 14 ottobre 1978
San Vito
Cappella ufficialmente consacrata al culto di San Vito il 12 febbraio 1714, ma, secondo la tradizione, è antica quanto il culto dello stesso Santo. E' da tenere presente che San Vito nacque a Mazara del Vallo (Trapani), fanciullo di sette anni già cristiano operava miracoli, perciò il preside Valeriano lo fece arrestare. Un Angelo lo liberò ed assieme al pedagogo Modesto e la nutrice Crescenzia si recò in Lucania dove continuò il suo apostolato. La sua fama giunse fino a Roma e l'imperatore Diocleziano lo chiamò affinché sanasse il suo figlio infermo. In ricompensa del beneficio l'imperatore fece tormentare Vito perché non aveva voluto sacrificare agli dei. L'Angelo del Signore lo liberò nuovamente e con Modesto e Crescenzia ritornò presso il fiume Sele, ove tutti e tre furono chiamati al premio eterno. La pia donna Florenzia seppellì i loro corpi in "loco dicitur Marianus" (la tradizione popolare da sempre lo ha individuato nella località S. Cecilia di Eboli, dove sorge un'antica cappella dedicata a San Vito). Negli atti dei Gesuiti Bollandisti è precisato che Vito, con l'aio Modesto e la nutrice Crescenzia, approda in luogo aleatorio vicino al fiume Sele. Quivi spargono i semi della fede in territorio "Tanagritano juxtaflumen Siler". Non è improbabile che il posto possa identificarsi nel "Piano San Vito'", in territorio di Sicignano degli Alburni a confine con la località Piana di Contursi. Questa Cappella fu edificata su uno spiazzo fuori dell'abitato come a Buccino, Romagnano, San Gregorio Magno e Ricigliano, per favorire il rito di un antico culto dei pastori, legato alla devozione di San Vito: dopo la Messa, i fedeli compiono tre giri attorno alla Cappella esprimendo un desiderio. Usanza che si rifa ai "turni" che i pastori facevano col gregge attorno alla chiesa, l'animale che vi entrava diventava proprietà del Santo.
Madonna della Scalella
Cappella sita neirimmediata periferia al lato sud del vecchio centro abitato, che usualmente è detta "Madonna della Scalella". Una lapide posta all'esterno reca la seguente scritta: "Mazzeo Mafalda con le sue mani generose condusse a riedificare la già diruta S. M. della Scalella per un 'antica sua e nostra devozione questo marmo immacolato ricorda". La secolare venerabilità di Santa Maria della Scala da queste parti è inoltre provata da un altare posto nella vecchia cattedrale di Conza, legato a benefici di cui si era persa la memoria, che fu fatto rimuovere nell'anno 1682 dall'Arcivescovo Mons. Gaetano Caracciolo Conzana, 1691). La conferma che il culto della Madonna della Scala fu portato dai monaci Basiliani ci viene dalle antiche Chiese, a Lei intitolate, tuttora presenti nei Sassi di Matera, nella gravina di Massafra (Ta) e nel corso del Canale Reale di Oria (Br), le quali testimoniano il carattere di chiesa - eremo, in quanto punto di riferimento degli anacoreti vissuti nelle vicine laure cenobitiche. Santa Sofia La più antica Cappella di Santa Sofia in Contursi fu edificata nel 1338 al Largo Portella, in seguito intitolata a S. Biase dei Rossi. All'epoca del contagio del 1488 fu edificata altra Cappella, detta moderna, al lato sud -ovest della periferia del paese, tuttora esistente, e dedicata alla stessa Santa originaria di Costantinopoli. E' legata al culto di Sant'Antonio, per via dell'antica tradizione da parte di fedeli, che nei primi di giugno vi si recano per la "tredicina''' in onore del Santo.
Santa Sofia
La più antica Cappella di Santa Sofia in Contursi fu edificata nel 1338 al Largo Portella, in seguito intitolata a S. Biase dei Rossi. All'epoca del contagio del 1488 fu edificata altra Cappella, detta moderna, al lato sud -ovest della periferia del paese, tuttora esistente, e dedicata alla stessa Santa originaria di Costantinopoli. E' legata al culto di Sant'Antonio, per via dell'antica tradizione da parte di fedeli, che nei primi di giugno vi si recano per la "tredicina''' in onore del Santo.
San Donato
La Cappella di San Donato è costituita da un locale accosto alla Chiesa Madre, nel quale ebbe sede la Congregazione dell'Immacolata Concezione, detta delle Sorelle, costituita con assenso regio di Ferdinando IV di Borbone del 27 aprile 1816. Sciolta la Congregazione verso il 1920, il locale fu adibito a teatro parrocchiale. A seguito del terremoto del 1980 è stato ristrutturato e restituito alla sua antica funzione col titolo di Cappella di San Donato. Nel corso dei lavori di ristrutturazione sono state messe alla luce otto pitture murali di cui quattro conservano l'indicazione del santo raffigurato (S. Andrea, S. Bartolomeo, S. Giacomo Maggiore, S. Giacomo Minore). Le rimanenti per le simbologie espresse forse rappresentano S. Pietro (croce), S. Paolo (libro e spada), S. Giovanni (aquila) e S. Giorgio (lancia).
S. Antonio al Ponte
Cappella sita sulla sponda destra del fiume Sele, nei pressi del ponte Merita di Contursi. La lapide posta all'esterno riporta la seguente dedica: "A S. Antonio di Padova nel 1879 si consacra questa cappella a devozione del popolo e di Onofrio Parisi iniziatore per visione avutane a volte il figlio Francesco memore P. 13 giugno 1895". Della "visione" avuta dal predetto Francesco non si conoscono i particolari. Non è improbabile che nel subcosciente avesse avvertito la religiosità che il luogo ispira, ove un tempo forse si praticava il culto alla dea Mefite. Ancora oggi, durante la processione del 13 giugno, quando si porta il simulacro del Santo dal paese alla cappella, percorrendo la strada detta dei "ghìai"" (diverticolo acciottolato, usato sin dall'antichità per andare alle sorgenti mefitiche) e, mentre antichi canti liturgici si elevano nell'aria assieme al suono delle zampogne, si vive un brivido di realtà, sembra che vibri una luce che rievoca un inno alla natura certamente di un antico culto.

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