TRADIZIONI
TOMBOLICCHIO
C'era una volta, in un paese abitato da gente strana, una mamma ed un padre che avevano nove figli e non riuscivano a saziarli di pane. Ogni sera, quando il padre si ritirava con quel tozzo di pane che si era riuscito a guadagnare lavorando un pò qui e un pò là, trovava i figli sempre più affamati; ...e piangevano. Mangiatisi quel pò di pane, continuavano a piangere, e poi per tutta la notte, e poi il giorno appresso e poi ancora... era un piagnisteo continuo. Per quanto la madre si desse da fare per raccogliere roba da mangiare nei boschi e nei campi del contorno, era tutto inutile: i bambini si crescevano magri come giunchi e continuavano a lamentarsi per la fame.Una notte, il più piccolo dei figli, che si chiamava Tombolicchio, smettendo all'improvviso di piangere, si accorse che i genitori, invece di dormire, bisbigliavano a bassa voce sotto le coperte. Siccome, anche se era l'ultimo nato, era il più sveglio di tutti, fece finta di addormentarsi e rimase con le orecchie tese, per ascoltare cosa dicevano.I genitori ormai erano stanchi e consumati, non ne potevano più e stavano studiando l'idea di liberarsi di tutti quei rompiscatole di figli, andandoli a sperdere nel bosco. Piccoli ed inesperti com'erano, certamente non sarebbero riusciti a trovare la via di casa; e non importa poi se fossero finiti nelle pance di lupi e bestie feroci ! Solo così avrebbero potuto stare un pò tranquilli e avrebbero potuto dormire una notte intera, senza essere svegliati ogni cinque minuti dal concerto di strilli dei bambini affamati...E poi, detto sinceramente, solo così avrebbero potuto per una volta riempirsi la pancia di pane, dopo che per anni interi se l'avevano piena solo d'aria e di fiele.Questo proposito li fece impazzire e s'impegnarono, per il giorno dopo, che il padre invece di andare a lavorare, li avrebbe accompagnati nel bosco con la scusa di cercar fugnhi, e poi, all'improvviso, quando si fossero ben a 11 orrtarratì, avreb"be fatto una giravolta e li avrebbe lasciati soli, occultando le tracce per non farli trovare la via del ritorno.Tombolicchio, capendo che i genitori erano decisi. veramente quello che avevano detto, congegnò un bel piano e la mattina, quando il padre li invitò ad andare a cercare i funghi, si riempì le bisacce di sassolini e, man mano che entravano nel bosco per certe vie brutte e nascoste, ne faceva cadere uno per segnale ad ogni crocevia.Quando poi si trovarono da soli in mezzo ad un bosco selvaggio, senza vedere più il padre che li guidava, e senza sapere dove andare, mentre i fratelli e le sorelle si disperavano e piangevano, Tombolicchio si fece avanti e raccontò loro tutto quello che aveva congegnato. Subbito, tu-ti contenti, guidati dai sassolini, fecero tutta la via al contrario e, annottando, giunsero davanti alla porta di casa.La madre e il padre furono contenti di vederli perchè già si pentivano di quello che avevano fatto. Li abbracciarono ed entrarono in casa, e quella sera, nonostante si andassero a coricare un pò più digiuni delle altre volte, dormirono tutti quanti, stanchi e malconci com'erano.Passata quella sera, però, le cose tornarono uguali a prima, con la solita fame e la solita disperazione dei genitori che, non sapendo che fare, pensarono di nuovo di portarli nel bosco.Questa volta, però, il padre non diede tempo a Tombolicchio di racco gliere i sassolini, li svegliò presto che era ancora buio, e se lo mise a cavalcioni sulle spalle. Il bambino fece appena in tempo ad afferrare una manciata di crusca da una cesta appesa al soffitto e se la mise nella tasca della giubba. Entrarono nel bosco e, quando il sole fu a picco nel cielo, si trovarono da soli, lontani da ogni via conosciuta.Tombolicchio animò di nuovo i fratelli e le sorelle, dicendo loro che aveva seminato la crusca per la via; ma la crusca non aveva funzionato come i sassolini: dopo un pò non si vide più; dove era caduta per terra,era stata beccata dagli uccelli.Girarono in mezzo al bosco per tutta la giornata e, quando si fece buio, capirono che non c'era più niente da fare. Tremando di paura e per il freddo, stretti l'un l'altro per non perdersi, camminarono ancora per un poco, per trovare un riparo per passarci la nottata.Mentre andavano incespicando in mezzo a frasche, macchie, rami secchi e pietre, Tombolicchio vide un lumicino da lontano, che faceva capolino tra le foglie degli alberi. "Là!" disse ai fratelli e sorelle e, veloce come una saetta, li guidò in prossimità del lumicino, che usciva fuori da una grande casa nera appicicata ad un bastione di roccia.Bussarono alla porta e quando si affacciò un donnone, nonostante fosse brutta e orrenda, gli chiesero di entrare per la notte, perchè si erano perduti in mezzo al bosco.Era la moglie dell'orco. Erano capitati proprio nella casa dell'orco che viveva in mezzo al bosco con lupi grigi, orsi neri e tutte le bestie più selvagge.Chissà se fu per calcolo o perchè avendo pure lei nove figli orchi, ebbe pietà di quei poveri bambini; comunque li fece entrare. Diede loro da mangiare e li fece andare a coricare tra gli orchetti. Mentre, però, i fratelli e sorelle si misero subbito a dormire, Tombolicchio vegliava, e stava a sentire tutti i rumori di quella grande casa. Anche se non sapeva di essere capitati proprio nella casa dell'orco, capiva di trovarsi in mezzo ad un impiccio.All'improvviso, si spalancò la porta della casa con un fracasso ed entrò un omone orrendo, tutto peloso e con certi occhi cattivi che somigliavano a due tizzoni. "Puzza di cristiani", disse alla moglie che lo stava aspettando vicino al fuoco, "Sento una puzza di cristiani", disse di nuovo e cominciò a scoperchiare pentoloni, a rovistare nel cassone e nei cantucci più nascosti.La moglie per un momento non parlò, ma poi, rendendosi conto che pure lei era un'orca, disse tutto quanto, dei bambini che si erano perduti nel bosco."Pancia mia fatti capanna", disse l'orco ed uscì per andare ad invitare al festino tutti gli orchi suoi compari, che abitavano nei dintorni. Era un orco socievole che rispettava la comparanza.Tombolicchio che aveva sentito e aveva capito i guai che stavano per passare, visto che non era possibile fuggire, pensò di ingannare l'orco. Tolse i cappelli agli orchetti che dormivano, e li mise ai fratelli e sorelle, poi lo tolse al più piccino, se lo mise ed aspettò."Mangia tu, che mangio io", disse l'orco, appena giunse coi compari. E, al buio, infilando una mano tra le coperte, li palpava in testa uno per uno, scartava quelli con il cappello, afferrava quegli altri e li passava agli amici.Conservatosi per ultimo il più grande, diede il via al festino. Mangiarono e bevvero per tutta la nottata e, quando stava per fare giorno, caddero tutti per terra, ubriachi come porci.Tombolicchio svegliò i fratelli e sorelle e se ne uscirono in punta di piedi per non far rumore. Uscirono fuori e si misero a correre, spaventati a atterriti. Ma corri e corri, però, di strada non ne fecero molta, perchè verso mezzogiorno cominciarono a sentire le grida dell'orco che li inseguiva. Figuratevi che rabbia aveva in corpo.I bambini si misero tutti a piangere e rimasero impietriti dalla paura. Tombolicchio si volle dar da fare per trascinarli in una grotta che aveva visto là vicino.Quando l'orco arrivò davanti alla grotta, fece il tentativo di entrare, ma per quanti sforzi faceva, non riusciva ad afferrarli, perchè l'imboccatura era stretta e lui era troppo grande per passarci. Si sfogò ben bene con grida, bestemmie e tutto quanto può fare un orco, poi si sdraiò davanti al pertugio e, pensando che non avevano dove andare, si mise a dormire.Tombolicchio, che si chiamava così proprio perchè era Piccolino, quando sentì l'orco che russava, si infilò tra le pieghe del vestitoe uscì fuori in mezzo alle gambe dell'orco, poi, afferrò la roncola, che l'orco portava appesa alla cintura, e gli inferse un colpo tra testa e osso del collo, che gli fece saltare la testa in tronco dal collo.I fratelli e sorelle, tutti contenti, quando videro l'orco ben morto, uscirono fuori dalla grotta e si misero a saltare e a ballare. "Ragazzi", disse Tombolicchio, "dicono che gli orchi sono ricchi... ora faremo un bel servizio alla moglie dell'orco morto. Voi aspettatemi qua e non vi muovete... che io torno prima di notte".Così, mentre i fratelli e sorelle rimasero a far la veglia al morto, Tombolicchio andò dalla moglie dell'orco e gli disse che il marito era stato imprigionato dai cristiani e, per liberarlo, avevano chiesto cento ducati. La povera orca, che aveva paura del marito, se non pagava, cacciò i soldi senza fiatare e, come aveva detto, Tombolicchio fece lesto ritorno dai fratelli e sorelle, con i cento ducati nella tasca.I bambini, poi, dopo tanti giri e volta, riuscirono a trovare la via di casa, guidati da Tombolicchio che fece loro evitare tutti i pericoli del bosco. I genitori, ne furono assai contenti, e tanto più contenti quando Tombolicchio regalò loro i cento ducati. Con quei soldi, il padre si comprò una bella bottega di fabbro, e da quel giorno si potè saziare di pane tutta quanta la famiglia.