Contursi Terme. La cittadina termale della Valle del Sele


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Vito Lembo

STORIA > Cenni Storici

L' origine di Contursi, scritto da Vito Lembo, natvo di Palomonte e in quegli anni Segretario Comunale di Contursi, sul giornale "Per la Calabria", numero unico di dicembre 1905.
L’ORIGINE DI CONTURSI
Sull’origine di Contursi non sono di accordo gli eruditi e gli storici, di cui alcuni ritengono che esso abbia origine dall’antica città lucana di Ursentum od Urseium, altri invece credono ad un’origine più recente, ammettono cioè che questo paese sia stato fondato da Orso conte di Conza nella prima metà del nono secolo, onde la denominazione di Contursi risponderebbe a un Castrum comitis Ursi.La prima opinione trova il suo fondamento anzi tutto sulla analogia del nome con quello dell’antica città lucana e sulla vicinanza dell’antica Vulceium, perché, secondo la enumerazione di Plinio, gli Ursentini avevano sede vicina ai Volceiani e ai Numistrani << Lucanorum Ursentini, Vulceiani, quibus Numistrani junguntur>>. ( Plinio, Cap. II del libro 3° ). Ma siccome, secondo lo stesso Plinio i Volceiani e gli Ursentini erano congiunti ai Numistrani, così, per combattere questa opinione, si sentì la necessità di spostare la sede dei popoli numistrani e ursentini verso Muro Lucano, ed il Racioppi colloca i primi a settentrione di Vulceium con la capitale nelle vicinanze di Muro e gli altri nel territorio che è intorno e tramezzo ai due paesi odierni di Vietri di Potenza e Caggiano ( Racioppi, Storia della Lucania, Vol. 1°, p. 491 e 492). Invece niente autorizza tale speciale ubicazione, mentre la situazione naturale dei luoghi induce a collocare Numistro verso Palomonte, dove la campagna sottostante alla collina, sulla quale è situato presentemente il paese, si adatta benissimo allo svolgimento della battaglia avvenuta fra Annibale e il console Marcello, come ci è descritta da Livio. Consul ex Samnio in Lucanos trasgressus ad Numistronem in conspectu Hannibalis loco plano, cum Poenus collem teneret, castra posuit ( libro VII, deca III p. 2). Marcello, che inseguiva Annibale dal Sannio, lo raggiunse presso Numistrone, e si accampò nella pianura sotto Palomonte, mentre il nemico teneva il poggio: il giorno dopo comincia la battaglia, che dura tutta la giornata, finchè sopravviene la notte, in cui Annibale protetto dalle tenebre si mette in marcia per la parte alta della valle del Sele e valicando l’Appennino alla Sella di Conza, s’inoltra nell’Apulia. Ed è ancora notevole che non solo nel territorio di Contursi, come accenna lo stesso Racioppi, si trovano sparse reliquie di antichità specialmente alla contrada Sainaro, ma anche nella nella pianura di Palomonte e specialmente alla contrada Difesa si sono rinvenuti e continuamente si rinvengono, per incontri fortuiti procurati dal bidente o dall’aratro dell’agricoltore, antichi sepolcri di mattoni con la suppellettile rituale, oggetti dell’arte ceramica italo-greca, monete e ruderi di fabbriche antichissime, che fanno ivi supporre la sede della necropoli dell’antica Numistro.Dice il Racioppi che dalla contrada Sainaro gli eruditi derivarono il nome di una pretesa antica Città di Saginaria, donde sarebbe poi surto Contursi nel medio evo. << Ma, osserva lo stesso autore, sainaro deriva da saino o sagna del basso latino, che significarono un’erba palustra della specie dei giunchi, onde sainaro o sagniaro valse luogo ferace di giunchi >> (loc. cit. p. 492 in nota).Se non che, per contrapporre il Racioppi al Racioppi, noi ci permetteremo di ricordare che egli stesso nel suo bel libro sulla Lucania ha enunziato alcuni giusti concetti generali sull’origine dei nomi, secondo i quali essi non sorsero con l’incolato collettivo, ma preesistevano come nomi delle contrade, che, fra l’altro, erano derivati dalla qualità speciale del terreno o delle piante; l’osservazione quindi sull’origine della denominazione Sainaro nulla aggiunge e nulla toglie alla possibilità che sia una volta esistita una città o un paese dello stesso nome. Certamente l’esistenza di un’antica città in quella contrada non può mettersi in dubbio e ne troviamo menzione in un documento del periodo aragonese cioè nel privilegio del Principe di Bisognano, che risale all’anno 1460 e nel quale si legge: Concedimus terram Contursii cum Civitate diruta in eius tenimento. E Fra Giambattista da Palo, che nel 1681 pubblicò una Descrizione della Terra di Palo, nel riportare la confinazione fra il territorio di Campagna e Contursi dice che Campagna dalla parte di Levante tiene di suo proprio territorio fino al Palazzo di Saginara.Come abbiamo a principio accennato, vi è una seconda opinione, che ha anch’essa i suoi partigiani, e fra questi autorevole il Racioppi, e che assegna a Contursi un’origine medioevale e longobarda.Il Racioppi si fonda molto sulla citazione del libro De Omni vero officio del giureconsulto Antonio Pepe di Contursi fatta dal Giustiniani nel suo Dizionario Geografico, in cui alla voce Contursi è detto: << Si vuole poi dal suo cittadino Antonio Pepe (De Omni vero officio) che avesse sorta la sua denominazione da Orso conte di Conza, il quale nell’840 andò in aiuto di Siginolfo principe di Salerno, che guerreggiava contro Radelchi duca di Benevento>>. Ma subito soggiunge di non avere potuto trovare nelle biblioteche pubbliche di Napoli questo libro del Pepe.Noi non siamo stati più fortunati nella ricerca del libro, ma abbiamo potuto però rintracciare il brano relativo all’argomento, che ci occupa e che trovasi riportato nello antico registro dell’Università di Contursi conservato nell’archivio comunale del paese.Il modo però come è riportato dimostra come fin d’allora furono fraintese le parole del Pepe, che, come appare dal testo, accennano solamente all’antica origine lucana e non a quella medioevale e longobarda.Infatti, alla pagina 17 del detto registro, dopo di essersi affermato sull’autorità di Enrico Bacco Alemanno e di Cesare di Eugenio patrizio napoletano, che il paese si chiama Contursi da Orso conte di Conza, si soggiunge: << Da allora in poi fu detta metropoli e capo dei popoli ursentini, il che viene affermato da Giovanni Antonio Pepe detto il Peperone, famoso dottore di leggi e giudice di Vicaria, nel libro De Omni vero officio in questo modo: Liqui Contursium patriam meam non minus Bellovisio celebrem, et olim, aiunt, Ursentinorum metropolim. Liqui Piperones meos, et Pepiam, quam alii vocant, prosapiam, divitiis et nobilitate celeberrimam, quae nostra actate decem aluit eiusdem agnotionis jureconsultos, plerosque huius regni magistratus >>. L’opinione quindi del Pepe è diametralmente opposta a quella finora attribuitagli, e, diradato l’equivoco, la citazione del Giustiniani è destituita di qualsiasi fondamento.Il secondo argomento, su cui si fonda il Racioppi, è dedotto da un brano delle addizioni all’Ughelli, che egli riferisce: < Ex eadem progenie (di Radelchi di Conza) dicitur fuisse Ursus comes compsanus, qui nomenclaturam dedit Oppido Contursi eiusdem diocesis (Ugelli, Italia Sacra, vol. VI p. 800 edizione Venezia 1720). L’autore di questo brano è Francesco Nicolai, che fu arcivescovo di Conza dal 1716 al 1731, cioè in epoca molto posteriore agli avvenimenti, a cui esso si riferisce; anzi si può affermare che non è storicamente esatto quanto si riferisce sulla stirpe di origine del conte Orso, e da ciò si può arguire quanta fede meriti pel resto. Il Radelchi infatti, da cui l’arcivescovo Nicolai, vorrebbe far discendere Orso, è proprio quel Radelchi conte di Conza che insieme a Sicone conte di Acerenza ordì la congiura, di cui nel dicembre dell’anno 817 fu vittima Grimoaldo II – quel Radelchi che dapprima sembrava dovesse essere prescelto nella elezione del successore, ma che poi dovette cedere il campo a Sicone, e del quale l’anonimo salernitano racconta che il giorno stesso della elezione, discorrendo con la contessa sua moglie, disse: oggi abbiamo eletto quel tapino di Sicone, tapino perché essendo egli straniero, noi lo terremo come e finchè ci piacerà < e poi soleva ripetere: ho superato poco dianzi il falco (Grimoaldo) mi resta ora a superare la volpe (Sicone) – quel Radelchi, che, venutagli poi meno ogni speranza di successo, fu costretto a chiudersi nel monastero di Montecassino, mentre la contessa sua moglie ritiratasi anch’essa nel monastero di San Lorenzo in Conza – quel Radelchi, che perdè la contea di Conza non solo per sé ma anche per la sua stirpe invisa a Sicone, giacchè non fu lasciata neanche al figlio, che, come dice il De Meo, fu aiutato a morire (Annali all’anno 820). Dopo tutti questi avvenimenti, che sono storicamente accertati, se la contea di Conza fu da Sicone concessa ad Orso insieme colla mano di una delle sue figlie, è assolutamente impossibile che costui appartenesse alla aborrita stirpe di Radelchi. E se quel brano è inesatto intorno ai fatti certi e incontroversi, avevamo ragione de trarre da ciò la logica conseguenza che esso non può riscuotere alcuna fede né vantare alcuna autorità nella ricerca dell’origine di Contursi.Importante invece, rispetto alla questione dell’origine, è il documento riferito a pagina 17 del Registro dell’Università, che è estratto da un registro angioino e propriamente da quello denominato liber reintegrationis.Da esso risulta che negli ultimi tempi della denominazione sveva fu signore di una parte di Contursi (la metà della terza parte) il conte Galvano Lancia, a cui l’aveva venduta per trentuna oncia Filippo di Contursi, quasi tre anni prima della battaglia di Benevento, giusta contratto celebrato in presenza di giudice, notaio e testimoni di Eboli e Salerno: < Fhilippus de Conturso, verus dominus dictae partis voluntarie vendidit et tradidit dictam partem Comiti Galvano praedictio pro unciis triginta uno. Contractus ipse fuit celebratus coram judicibus, Notario et testibus Eboli et Salerni fere per tres annos ante bellum beneventanum >. E Galvano Lancia conservò tale dominio sino alla caduta degli Svevi. < Et sic praedicto modo praedictus comes Galvanus tenuit partem praedictam usque ad adventum domini nostri Regis >.Dopo la battaglia di Benevento i nipoti di Filippo a nome Giacomo e fratelli rientrarono nel possesso della parte venduta dallo zio affermando se tenere bona ipsa exconcessione domini nostri regis.Ma il punto più importante del documento rispetto alla questione, che ci occupa, è il modo come è indicato il paese. < Medietas unius tertiae partis dicti Castri Contursi cum vaxallis ibidem habitantibus qui sunt numero quinquaginta et cum demaniis, juribus et reditibus ipsius, qui reditus valent uncias quinque.A prescindere dal fatto caratteristico della divisione dei vassalli fra parecchi padroni, la cui causa risale al dominio dei Normanni, che spesso ripartirono in questo modo fra più militi i paesi di conquista, è notevole la denominazione di castrum Contursi, che autorizzerebbe con maggior fondamento la derivazione del nome presente da un castrum comitis Ursi, come sostiene il Racioppi.Ma può quest’unico indizio, che è nuovo e che imparzialmente abbiamo riferito, sopprimere anzi traslocare a capriccio, come usa coi suoi funzionari che non sono in odore di santità il governo italiano, tutta la storia antica della regione? Ciò non è possibile, e come antropologicamente l’incolato longobardo e normanno non potè distruggere il tipo degli abitatori della regione, così qualunque nuova scoperta della storia medioevale, non potrà mai togliere a Contursi il vanto della sua antica origine lucana.
VITO LEMBO

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